
Verso il 5-8 febbraio 2026: UTOPIADI e mobilitazioni contro le Olimpiadi invernali più insostenibili di sempre.
30 gennaio h.18:00: assemblea popolare in Università Statale - via Festa del Perdono, aula 211.
Ci siamo: come preannunciato e condiviso nelle scorse settimane, convochiamo una grande mobilitazione popolare a Milano nei giorni dell’inaugurazione del grande evento olimpico di Milano-Cortina 2026.
Per adesioni al corteo nazionale di sabato 7 febbraio a Milano scrivere a olimpiadi@anche.no
Vogliamo riappropriarci di ogni metro sottratto alla collettività dalla speculazione e dalla privatizzazione della Città Pubblica, permessa dal diritto d’eccezione accordato dai governanti a costruttori e fondi speculativi, organizzando una nuova edizione delle Utopiadi con cui lo scorso anno liberammo dall’abbandono l’ex Stadio del Ghiaccio di via dei Ciclamini: da venerdì 6 a domenica 8 febbraio, tre giorni di lotta, convergenza, mobilitazione e sport popolare. La nostra azione diretta richiama esplicitamente le Olimpiadi dell’Utopia organizzate a Barcellona nel 1936: un’esperienza storica che immaginava lo sport come spazio di emancipazione, inclusione e cooperazione, in aperto contrasto con le Olimpiadi ufficiali del tempo che si svolgevano nella Germania nazista. Allo stesso modo, le Utopiadi milanesi vogliono essere una utopia quotidiana praticata, fatta di sport accessibile, autogestione e riappropriazione dei territori.
Giovedì 5 ci sarà il passaggio in diversi Comuni dell’hinterland milanese, prima di entrare a Milano lo stesso giorno in vista dell’accensione del braciere olimpico allo stadio Meazza nella sera di venerdì 6. Ci uniremo dunque a quel vasto movimento di solidarietà con il popolo e la Resistenza palestinese che, lungo tutto il percorso della fiaccola olimpica, da Sud a Nord, nell’ultimo mese ha contestato il simbolo delle Olimpiadi sponsorizzate da ENI e Leonardo e la presenza dello Stato genocida di Israele nelle competizioni sportive internazionali.
Il 6 febbraio ci saranno iniziative sindacali a partire dal mattino, legate a quei settori lavorativi che subiscono maggiormente il peggioramento delle condizioni di lavoro determinato dall’accelerazione di ritmi e turni che sempre i grandi eventi comportano - a fronte di contratti precari o assenti, crisi dell'organico, assenze di tutele: parliamo di alberghiero e ristorazione, ma anche trasporto pubblico locale. Nel tardo pomeriggio invece attraverseremo con comitati e sindacati di lotta per la casa il quartiere popolare di San Siro, a ridosso della zona rossa attorno allo Stadio: una risposta di comunità per contestare la cerimonia di inaugurazione e la militarizzazione del territorio che vediamo in queste settimane e per riportare l'attenzione sulla crisi abitativa e la violenza poliziesca che sta colpendo abitanti e famiglie dei caseggiati popolari.
Il 7 febbraio è prevista una manifestazione nazionale con partenza alle 15 da Piazza Medaglie d’Oro e che attraverserà le parti della città più coinvolte dalla devastazione olimpica. Chiamiamo un corteo nazionale, che sia piazza popolare e dell’opposizione sociale, delle realtà dello sport popolare e di base, dei movimenti civici e ambientalisti, di comitati territoriali e collettivi studenteschi, di chi abita, attraversa e difende le montagne, delle reti di lotta per il diritto all’abitare e del sindacalismo conflittuale, dell’internazionalismo - dai movimenti scesi al fianco del popolo palestinese e della Global Sumud Flotilla alle piazze a difesa della rivoluzione confederale del Rojava e della Siria del Nord-Est -, degli spazi sociali autogestiti, delle reti che si oppongono alla deriva securitaria del DL 1660 e al razzismo di Stato sui corpi di migranti e persone razzializzate, della rabbia transfemminista contro il patriarcato sociale e istituzionale.
L’’8 febbraio, infine, alleniamo corpi e cuori: una grande giornata di sport popolare e pratiche collettive. Un percorso che, accanto alla critica al modello olimpico, prova a costruire qui e ora un’alternativa concreta di sport e di città. Il tutto avverrà in uno spazio liberato temporaneamente per lottare, ballare e fare sport assieme.
Invitiamo tutt* ad attraversare le Utopiadi e costruire con noi comunità resistenti: contro Daspo urbani e zone rosse, sicurezza “privatizzata” in mano all’ICE e alle polizie militari di mezzo mondo, scuole chiuse e divieto di sciopero per non disturbare il grande evento e il suo turismo tossico.
Riprendiamoci la città
Liberiamo le montagne